HaYomYom: Domenica, 8 Sivàn 5780

Venerdì                                     8 Sivàn, Issru Chag HaShavuòt                         5703 L’universo fisico è una commistione. Esso è un punto d’incontro (ghinunya), dove D-O si incontra (per così dire) con l’uomo, l’eletto fra tutte le creature; e, tuttavia, esso è anche ghinàt egoz, “un giardino di noci”, la cui parola egoz ha il valore numerico equivalente a chet, “peccato”. D-O dà all’uomo il libero arbitrio, così che egli stesso possa scegliere la propria strada nella vita.

Un cammino di luce

Incoraggiare l’individualità In questo processo è importante realizzare che ogni ha bambino ha la ‘sua via’, una sua tendenza e natura particolari, che appartengono solo a lui. Il Rebbe Precedente (il Rebbe Rayàz) ha detto: “Ogni singolo Ebreo ha una missione spirituale nella sua vita.” Nonostante tutti noi condividiamo la missione generale di trasformare il mondo in una dimora per D-o, ognuno di noi ha le proprie tendenze e doti individuali. L’espressione di queste tendenze individuali conferisce alla missione generale una portata più vasta, facendo sì che l’intento Divino abbia la possibilità di manifestarsi attraverso tante vie particolari. Per questo, un insegnante non deve cercare di s

HaYomYom: Sabato, 7 Sivàn 5780

Giovedì                                         7 Sivàn, 2° giorno di Shavuòt                          5703 Procedura per la congregazione, durante la benedizione da parte dei cohanim (pag. 268): Quando i cohanim dicono yevarechechà, si stia rivolti di fronte; quando i cohanim dicono Hashem, si giri la testa verso destra (che è la sinistra del cohen che pronuncia la benedizione). Quando i cohanim dicono veyshmerecha, si stia rivolti di fronte. Mentre i cohanim dicono yaìr, si giri la testa verso sinistra (che è la destra del cohen che pronuncia la benedizione), ecc. A shalom si stia rivolti di fronte. Si reciti Ribonò shel olam mentre i cohanim cantano (la melodia senza parole di accompagna

HaYomYom: Venerdì, 6 Sivàn 5780

Mercoledì                                     6 Sivàn, 1° giorno di Shavuòt                          5703 Durante la lettura nella Torà dei Dieci Comandamenti, si sta in piedi, rivolti verso il Sefer Torà, Akdamut (pag. 400) non viene detto. Il Baal Shem Tov morì il mercoledì, primo giorno di Shavuòt del 5520 (1760), e fu sepolto a Mezibush.  L’Admòr Ha Zakèn disse (il mercoledì, 20 Kislèv, del 5559 (1798), a Pietroburgo): “Il quarto giorno (mercoledì), i luminari sono stati portati via.”

La gioia particolare del Matàn Torà

Un apparente paradosso Sembra un paradosso che Pèsach e Succòt, le due feste che commemorano principalmente eventi fisici, possano essere celebrate in un modo completamente spirituale, mentre Shavuòt, che commemora un evento completamente spirituale, debba essere celebrato non solo spiritualmente, ma anche fisicamente. Perché Shavuòt deve essere celebrato in questo modo? La particolarità unica che contraddistingue Shavuòt è il fatto che la rivelazione Divina che ha accompagnato il Dono della Torà ha compenetrato tutta la creazione. Secondo i nostri Saggi, quando D-O pronunciò i Comandamenti, la Sua voce provenne da tutte quattro le direzioni, così come dall’alto e dal basso. Questo evento f

HaYomYom: Giovedì, 5 Sivàn 5780

Martedì                                        5 Sivàn, Vigilia di Shavuòt                              5703 49° giorno dell’omer La Vigilia di Shavuòt del 5557 (1797), l’Admòr HaZakèn insegnò: Santificali oggi e domani, ed essi laveranno le loro vesti. (Shemòt 19;10) “Santificali oggi e domani” viene attuato dall’Alto, mentre “ed essi laveranno le loro vesti”, uno lo deve fare da sé. Fu questo tutto l’insegnamento. Il Zemmach Zedek lo sviluppò: “Santificali” fu detto da D-O a Moshè. L’estensione di Moshè è presente in ogni generazione ed è in grado di santificare l’ “oggi” ed il “domani”; per questo, però, è necessario che “…essi laveranno le loro vesti”, le vesti del pensiero, della parol

Restare noi stessi, pur nell’unione più perfetta

Stesse azioni, intenti differenti Questa fusione fra lo sforzo individuale e la direzione Divina è riflessa nei versi conclusivi della parashà, che descrivono i sacrifici portati dai capi delle tribù. Leggendoli, non è possibile non restare colpiti dall’apparente ridondanza utilizzata nell’enumerazione dei sacrifici. Ogni capo tribù portò un’identica offerta: lo stesso numero di animali, la stessa quantità di incenso, bacili d’argento della stessa grandezza, eppure, la descrizione dell’offerta fu ripetuta, con le stesse parole, per ciascuno dei dodici capi. Si chiedono i commentatori: se la Torà è così attenta a non usare mai né una parola né una lettera in più, che non sia strettamente nec

Il tikùn della notte di Shavuòt

In questo Midràsh c’è, però, qualcosa che si fa fatica a capire. Come è possibile che i Figli di Israele, sapendo di stare per ricevere un dono così prezioso, per il quale essi aveva contato i giorni che li separavano da quel momento così importante, 49 giorni di fervida attesa e di preparativi per rendersi degni del grande dono… all’ultimo momento, a poche ore da ciò che così tanto avevano desiderato ed aspettato…si addormentarono!? Di fatto non si trattò di una “caduta” spirituale, ma di una scelta dettata da un’intenzione molto elevata. Il Popolo di Israele pensò, che la preparazione più adeguata per ricevere la Torà fosse il sonno, in quanto mentre l’uomo dorme, la sua anima sale in alt

HaYomYom: Venerdì, 4 Sivàn 5779

Lunedì                                                         4 Sivàn                                                5703 48° giorno dell’omer Shavuòt è un momento adatto per riuscire a migliorare nello studio della Torà e nel servizio caratterizzato dal timore di D-O ed anche nell’impegnarsi nella teshuvà che riguarda lo studio della Torà, senza interferenze da parte dell’accusatore, il Satàn, così come succede al suono dello Shofàr a Rosh HaShanà e nel santo giorno del Digiuno di Yom Kippùr.

Un’autentica elevazione

Nasò In generale, la parashà Nasò viene letta lo Shabàt che segue la festa di Shavuòt. Per questo, il nome della parashà esprime la qualità eccezionale che lo studio della Torà conferisce all’uomo: nasò, dal significato di innalzarsi, elevarsi. Dopo aver ricevuto la Torà, i Figli d’Israele raggiunsero il livello di ‘nasò’, dell’innalzamento e dell’elevazione. La Ghemarà racconta che Rav Yosèf era solito preparare un pasto festivo per la festa di Shavuòt e dire: “Se non fosse per questo giorno (che porta ad un’elevazione), quanti Yosèf ci sarebbero nella piazza del mercato?” Rashi spiega che, con questa espressione, Rav Yosèf voleva dire: “Se non fosse per questo giorno”, e cioè questo giorno

HaYomYom: Martedì, 3 Sivàn 5780

Domenica                                                   3 Sivàn                                                 5703 47° giorno dell’omer Mio padre non aveva piacere che si tagliassero i capelli nei Tre Giorni di Preparazione, prima della vigilia di Shavuòt. Chiunque consideri l’approccio di Tosafòt, nel suo commento che inizia con “Torà, ecc…” (Shabàt 89 a), comprenderà che la festa di Shavuòt è un tempo favorevole in Alto. In quel giorno, D-O confonde ‘l’accusatore’ di Israele, in modo simile a come Egli fa durante il suono dello Shofàr a Rosh HaShanà o nel santo giorno del Digiuno di Yom Kippùr.

Perché la teshuvà non rientra nel numero delle mizvòt

Non è un comando Tre sono le risposte che si possono dare a questa domanda. 1) La teshuvà non viene contata fra i seicentotredici precetti, poiché essa non è un precetto. Non esiste il comando di pentirsi. Se l’uomo vuole pentirsi e riparare i propri peccati, ritornando così a D-O, la Torà gli mostra la via per farlo, ma il pentimento di per sé non è un comando. Per questo, la confessione è un precetto e la teshuvà non lo è. È possibile dare una spiegazione più profonda: tutto lo scopo del pentimento è che esso porti ad un risveglio interiore, ad un desiderio di tornare a D-O, un risveglio che deve venire dall’uomo stesso. Per questo non può esservi un comando in proposito, poiché allora un

“Fare” la Festa di Shavuòt

La prerogativa della Festa Per quel che riguarda invece i Giorni Festivi, le cose stanno diversamente. Il lavoro di per sé è proibito anche nel Giorno Festivo, ma per la preparazione del cibo, è permesso. Questo, poiché di festa ci si deve occupare anche del mondo materiale, così da infondere santità anche in ciò che riguarda i bisogni materiali: il cibo e le attività secolari (che servono alla preparazione del cibo). Rispetto al Sabato, è detto: “essi prepareranno (per il Sabato) il sesto giorno”, poiché il Sabato trascende il profano, le normali occupazioni settimanali. Il Giorno Festivo, invece, è indicato come mikrà kodesh, una sacra assemblea. Il termine mikrà, secondo l’interpretazion

HaYomYom: Lunedì, 2 Sivàn 5780

Sabato                                                        2 Sivàn                                                 5703 46° giorno dell’omer Ana bechoach nel Kabalàt Shabàt (pag. 131) va detto sottovoce. Ufros aleinu… nel Kabalàt Shabàt (pag. 138) va detto in piedi. Nell’anno 5589 (1829), lo Shabàt della parashà Bemidbar cadde il 5 di Sivàn. Prima dell’accensione delle candele, il Zemmach Zedek pronunciò il maamàr: ‘S’u et rosh…avotam‘. Secondo il commento di Ibn Ezra, la parola s’u è interpretata nel senso di elevazione, come in “Ki tissà et rosh” (letteralmente “Quando solleverete la testa.”) Il significato, che si comprende da ciò, è che attraverso il servizio del radiare dell’anima ne

HaYomYom: Domenica, 1 Sivàn 5780

Venerdì                                          1 Sivàn, Capo Mese                                        5703 45° giorno dell’omer “Se getterai un bastone in aria, esso cadrà sempre a terra dalla parte del suo ikre (la parte che era vicina alla sua radice).” I nostri padri, i santi Rebbe, trasmisero un’eredità senza limiti ai primi chassidìm, che i figli dei loro figli ed i figli delle loro figlie attraverso le generazioni, in qualsiasi paese o ambiente possano trovarsi, avranno questa ‘radice’, che è l’attrazione della loro “interiorità del cuore” verso la roccia dalla quale essi furono tagliati. A volte questo elemento è coperto e nascosto da un numero di vesti. È questo, dunque, il serv

©2019 di Vivere la Gheula. 

  • Facebook Icona sociale