Offrire l’essenza

Due tipi di offerte Questi due modi di servire l’Eterno, corrispondono ai due tipi di offerte che venivano portate al Tempio. I sacrifici corrispondono al servizio esteriore. Essi venivano offerti sull’altare esterno ed il loro compimento non produceva un’unione assoluta con il Creatore. Il secondo tipo di offerte era costituito dall’incenso. Esso veniva offerto sull’altare interno e corrispondeva al servizio di tipo interiore. Quest’offerta raggiungeva un’unità fra il Creatore ed il popolo Ebraico. Nella parashà di Acharè Mòt si possono ritrovare tutti questi concetti. La parashà inizia con: “E D-O parlò a Moshè, dopo la morte dei due figli di Aharon, che avevano presentato un’offerta alla

Non ci sono “due pesi e due misure”

Dove comincia l’onestà Riguardo ad ogni altro tipo di furto, la trasgressione inizia nel momento dell’attuazione del furto stesso. Perché la legge sulle false misure si distingue da tutte le altre leggi sul furto? Perché una persona pecca anche solo costruendo o possedendo un oggetto che potrebbe eventualmente essere usato disonestamente? In ogni altro caso, quando una persona ne deruba un’altra, egli ha un unico intento: appropriarsi di qualcosa che appartiene all’altro. Qui, invece, due cose succedono allo stesso tempo. Da un lato, il peccatore “pesa e misura”, egli manifesta cioè l’intenzione di comportarsi onestamente con il suo prossimo. D’altro lato, quelle che egli adopera, sono misu

Connessione essenziale

Proibito e permesso Sorge spontanea la domanda: perchè ci viene richiesta una cosa simile? Non bastano i precetti così numerosi che la Torà stessa ci ha dato? In verità, in questo comando di “santifica te stesso in ciò che è permesso”, è racchiuso un tema di estrema elevatezza, connesso allo scopo essenziale della Torà e dei precetti. Uno dei fini principali dei precetti della Torà è quello di purificare e raffinare lo spirito dell’uomo ed avvicinarlo a D-O. Quando l’Ebreo studia la Torà e adempie ai precetti, egli potenzia in questo modo le forze Divine contenute nella sua anima e si avvicina così a D-O. E qui vi è un grande vantaggio nel servizio dell’uomo del “santifica te stesso in ciò

HaYomYom: Giovedì, 6 Iyàr 5780

Martedì                                                    6 Iyàr                                                     5703 21° giorno dell’omer I nostri Saggi dissero: “Non bisogna accomiatarsi dal proprio amico, se non con  parole di halachà (‘legge della Torà’ – la parola halachà è anche correlata al ‘mealech‘, e cioè a ‘colui che avanza, che progredisce’). I nostri antenati, i santi Rebbeìm, hanno spiegato: “Le parole di commiato devono essere quel tipo di insegnamento della Torà, che trasforma l’ascoltatore in un mealech. ‘Progresso’, hilùch, significa elevarsi di livello in livello, con un’ascesa che segue l’altra. Questa progressione rappresenta la superiorità dell’anima umana rispetto

Ahavàt Israel

Kedoshìm (b) * * * Come ci si deve impegnare nell’Ahavàt Israel? Come un commerciante che ha un’impresa. Egli non se ne sta a casa con la sua merce, aspettando che qualcuno venga a sapere che egli possiede della merce, senta della qualità di questa merce, e venga a comprarla. Non è così che si costruisce un’impresa! Un commerciante che è interessato a vendere la propria merce, apre un negozio in una zona dove c’è molto passaggio, e appende davanti al negozio un’insegna, che dichiara quale sia la merce che viene venduta. Il commerciante non si accontenta di ciò. Egli va in giro a pubblicizzare la sua merce, racconta i suoi pregi, convince la gente a comprare da lui. Il commerciante si da un

Rivelare D-O nella nostra vita

Servire D-O è qualcosa di più Ma la vita non è tutta ‘bianco’ e ‘nero’, né lo è il concetto ebraico di servizio Divino. Riguardo al mangiare, per esempio, la scelta di attenersi al solo uso di cibo kashèr non è che il primo passo, ma non basta di per sé. La persona che mangia kashèr, infatti, deve anche mangiare con l’intento di usare l’energia vitale Divina contenuta nel cibo, per servire D-O. Lo stesso riguarda anche tutti gli altri campi della vita, poiché altrimenti una persona, pur prendendosi cura di fare solo cose permesse e di non violare alcuna proibizione, può comunque rivelarsi egoista e troppo indulgente verso se stessa. Per evitare ciò, la Torà ci comanda: “Siate santi”, compor

HaYomYom: Mercoledì, 5 Iyàr 5780

Lunedì                                                     5 Iyàr                                                     5703 20° giorno dell’omer L’Admòr HaZakèn ricevette il seguente insegnamento da Reb Mordechai, lo zadìk, che lo sentì dal Baal Shem Tov: Un’anima  scende nel mondo e vive settanta o ottant’anni, per fare un piacere ad un Ebreo in campo materiale e, in particolare, in quello spirituale.

Aiutare il nostro prossimo

Esiste anche un pericolo di morte spirituale Dal verso “Non rimarrai inerte davanti al sangue del tuo prossimo”, noi apprendiamo un insegnamento per la nostra generazione, nella quale molti dei nostri fratelli Ebrei si trovano nel pericolo di annegare, anche se si tratta qui di un ‘annegamento’ spirituale, ma non per questo meno concreto e grave. È un Vi sono molti Ebrei che non sono consapevoli del proprio Ebraismo, e sono molto lontani dalla Torà e dai precetti. Il comando “Non rimarrai inerte davanti al sangue del tuo prossimo” comprende anche il pericolo di morte spirituale. È un dovere di ogni Ebreo quello di fare tutto ciò che gli è possibile per salvare coloro sui quali aleggia il pe

HaYomYom: Martedì, 4 Iyàr 5780

Domenica                                                4 Iyàr                                                      5703 19° giorno dell’omer È un uso Ebraico non rasare o tagliare i capelli di un bambino, fino al suo terzo compleanno. Il primo taglio di capelli (opsherenish) di un bambino è un uso Ebraico di grande importanza. L’essenza di quest’uso è il messaggio educativo di lasciare (non tagliati) i peyòt (le ciocche laterali). Dal giorno del taglio dei capelli, in cui si lasciano i peyòt, è uso avere particolare cura nell’abituare il bambino ad indossare il tallit katàn, a recitare le benedizioni del mattino, la benedizione di ringraziamento dopo il pasto e lo shemà, al momento di andar

Liberiamo il mondo dalla galùt

Di Gheulà in Gheulà Noi ci troviamo, ora, negli ultimi momenti della galùt (esilio), ed alle soglie della Gheulà (redenzione), che è pronta a arrivare, ad ogni istante. Per sapere cosa è necessario che ognuno di noi faccia, perché ciò avvenga, e per capire come ci si possa preparare alla Gheulà, bisogna comprendere il significato del termine “Gheulà“, poiché, nella lingua Santa, il nome di una cosa ne esprime il suo vero contenuto. Ciò che è sorprendente, è che la parola ‘גאולה’ (Gheulà) sia composta dalla parola ‘גולה’ (golà – esilio) con l’aggiunta della lettera א (alef). La lettera alef  allude al Santo, benedetto Egli sia, all’ Alufò shel haolàm (il Padrone del mondo), e, attraverso il

Un potente anelito

Un anelito insaziabile Questo passaggio della Torà contiene in sé un paradosso. Da un lato, la condotta dei figli di Aharon risulta indesiderabile, come appare ovvio dalla punizione che essi ricevettero. D’altro canto, invece, emerge una dimensione positiva dei loro sforzi. Nadàv e Avìhu furono infatti designati per il loro speciale servizio Divino, e Moshè stesso disse che essi furono superiori a lui e ad Aharon e che tramite il loro sacrificio, il Santuario fu consacrato. A risolvere questa difficoltà interviene l’Or HaChayim con il suo commento, che spiega la morte di Nadàv e Avìhu: essi si avvicinarono ad una luce sublime con amore sacro, e per questo morirono. Questo è il segreto misti

HaYomYom: Lunedì, 3 Iyàr 5780

Sabato                                                     3 Iyàr                                                      5703 18° giorno dell’omer Non si deve bere acqua prima dell’havdalà. È possibile utilizzare ogni tratto del comportamento, in accordo con la Torà, per il servizio Divino. Ciò include anche quei tratti che non sono buoni, e persino quelli che, secondo il loro nome e la loro descrizione, sono indicati come cattivi. Per esempio: il zadìk Rabbi Meshulam Zusya di Anipoli, di benedetta memoria, imparò un certo numero di vie per servire D-O, da un ladro: a) Egli lavora silenziosamente, all’insaputa di tutti. b) È pronto a mettersi in pericolo. c) Il più piccolo dettaglio è, per lui

HaYomYom: Domenica, 2 Iyàr 5780

Venerdì                                                    2 Iyàr                                                     5703 17° giorno dell’omer Mio nonno (il Rebbe Maharàsh) nacque in questo giorno, nel 5593 (1833). All’età di sette anni, una volta, egli venne esaminato da suo padre, il Zemmach Zedek. Mio nonno riuscì così bene nell’esame, da lasciare fortemente impressionato il suo maestro. Incapace di trattenersi, questi disse al Zemmach Zedek: “Allora, cosa ne dite? Non è stato eccezionale?” Il Zemmach Zedek rispose: “Cosa c’è da meravigliarsi, se tiferet in tiferet (1) riesce bene?” (1)     Vi sono 7 midòt o attributi Divini, il primo dei quali è chèssed (bontà), seguito da ghevurà (rig

“Lechatchìla Arìber”

Secondo questo approccio, l’Ebreo non deve tenere in considerazione gli ostacoli e nemmeno i limiti dell’esistenza del mondo. Egli deve realizzare piuttosto che, poiché è Ebreo, egli non è costretto da questi limiti, ma deve e può vedere la propria esistenza in modo che il suo primo istinto, sia quello di “passare sopra” alle limitazioni. Questo “passare sopra”, comporta l’elevarsi al di sopra di ogni limitazione, e quindi, anche oltre al proprio stato precedente. Se si è compiuto, quindi, questo scavalcamento una volta, raggiungendo un livello che supera il limite, quando questo livello, poi, diventa abituale, il passaggio va fatto ancora una volta, e ancora, senza limiti, per raggiungere u

HaYomYom: Venerdì, 30 Nissàn 5780

Mercoledì                                         30 Nissàn, Capo Mese                                  5703 15° giorno dell’omer I seguenti farbrenghen vanno tenuti in sinagoga: Il Farbrenghen del terzo pasto dello Shabàt, quello dello Shabàt che benedice il mese e quello di festività (come il Capo Mese e le ricorrenze chassìdiche). Il farbrenghen di melave malka (il pasto dell’uscita del Sabato) deve essere tenuto nelle case private dei chassidìm.

HaYomYom: Sabato, 1 Iyàr 5780

Giovedì                                  1 Iyàr, secondo giorno di Capo Mese                   5703 16° giorno dell’omer In occasione di un farbrenghen, durante i giorni del conto dell’omer, negli anni 5651-5653 (1891-1893), qualcuno disse a mio padre: “I chassidìm dell’Admòr HaZakèn contavano sempre.” A mio padre piacque molto questo detto, e disse: “Questa idea caratterizza il servizio dell’uomo. Le ore devono essere contate, e allora, anche i giorni saranno contati. Quando un giorno passa, bisogna sapere cosa è stato fatto e cosa resta da fare nel futuro… In generale, bisogna cercare di fare in modo che il domani sia molto più “bello” dell’oggi.”

HaYomYom: Giovedì, 29 Nissàn 5780

Martedì                                                    29 Nissàn                                               5703 14° giorno dell’omer L’Introduzione a “Likutèi Torà Su Tre Parashiòt” è il maamàr che inizia con: “Per comprendere l’argomento dell’Anima Divina; è scritto, Non dovrai mangiare…” Questo maamàr fu pronunciato, originariamente, dall’Admòr HaZakèn al Zemmach Zedek. Il Zemmach Zedek ripetè questo maamàr alla presenza dell’Admòr HaZakèn, che quindi gli disse: “Nu, allora, e il condimento?” Il Zemmach Zedek fece, allora, una trascrizione del maamàr, aggiungendovi, in parentesi, delle note. L’Admòr HaZakèn rivide e corresse la trascrizione, e diede ordine che le note in parentesi,

HaYomYom: Mercoledì, 28 Nissàn 5780

Lunedì                                                    28 Nissàn                                                5703 13° giorno dell’omer Dei chassidìm chiesero all’Admòr HaZakèn: “Quale servizio è superiore, l’amore per D-O o l’amore per Israele?” Egli rispose: “Sia l’amore per D-O, sia quello per Israele sono scolpiti nella neshamà, ruach e nefesh (i differenti livelli o aspetti dell’anima) di ogni Ebreo. La Scrittura è esplicita: “Io vi ho amati, dice il Signore.” L’amore per Israele, quindi, è superiore, poiché si ama coloro che il nostro amato ama.

Coach Nissàn

Il Rebbe, nella data del 28 di Nissàn (Coach Nissàn) del 5751, pronunciò un discorso famoso, che turbò l’animo di tutti coloro che l’udirono e provocò una svolta decisiva, per l’imbocco della tappa finale del processo, che porta alla Gheulà. Eccone uno stralcio. “Come è possibile che (dopo tutto quanto è stato detto sul nostro tempo, che è adatto più che mai alla rivelazione)…il nostro Giusto Moshiach non sia ancora arrivato?! …La cosa non è assolutamente comprensibile!! Ed è anche sbalorditivo che Ebrei si incontrino, in un tempo così adatto alla Gheulà, e non facciano di tutto per fare arrivare Moshiach subito, e non li disturbi il fatto, D-O abbia misericordia, che Moshiach non venga ques

La ‘disgrazia’ che si rivela essere una benedizione

Mezorà (b) Ogni azione del Santo, benedetto Egli sia, qui nel mondo, è per il bene. Anche se talvolta sembra venga fatto alcunchè di non buono, alla fine si rivela che era per un buon fine. Questo, poichè ogni cosa che D-O fa, tutto quanto è per il bene, ed ogni discesa è al fine di una elevazione. Così è anche per quel che riguarda la zaràat (lebbra) e le altre negaìm (lesioni descritte nella parashà). Una lesione sembra essere un qualcosa del tutto negativo, una causa di impurità ed allontanamento. La verità è che nèga è per il bene della persona. In conseguenza della nèga, l’uomo si pente delle sue cattive azioni e fa teshuvà (pentimento, ritorno). Così l’uomo si eleva ad un livello molto

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