Yud Tet Kislèv: la storia

Rabbi Israel Baal Shem Tov (nato in Polonia,1698-1760) venne al mondo per risvegliare il Popolo d’Israele. E’ un segreto conosciuto, quello di sussurrare il suo nome all’orecchio di chi perde i sensi, per farlo tornare in sé. Il popolo d’Israele era a quei tempi, come in uno stato di “svenimento”, vicino a perdere il suo legame con HaShem, e Rabbi Israel fu quel nome che venne a risvegliare il Popolo d’Israele. Lo stato di fede, il grado di conoscenza di base dell’Ebraismo erano allora quasi perduti per la maggior parte degli Ebrei. I pochi che erano rimasti nel mondo della Torà, non facevano quasi nulla per avvicinare la gente semplice, ed anzi, furono proprio loro a schierarsi contro l’ope

Tre tipi di liberazione: tre forme di servizio

Tre vie di liberazione Vi sono tre vie attraverso le quali una persona può liberarsi da uno stato di esilio. 1) La prima è la liberazione che si raggiunge lottando: si combatte il proprio oppressore e lo si sconfigge. In questo caso, però, nonostante il risultato possa essere quello di una completa sconfitta del nemico, questa vittoria potrà risultare in qualche modo vana. Per garantirsi la liberazione combattendo, infatti, ci si dovrà abbassare al livello del nemico, fino al punto di arrivare allo spargimento stesso di sangue. 2) Vi è una forma superiore di vittoria e liberazione: la pace che si ottiene incutendo timore al nemico, ostentando la preponderanza della propria forza, così che e

HaYomYom: Domenica, 17 Kislèv 5780

Martedì                                                        17 Kislèv                                            5704 La Chassidùt Chabad apre le porte alle stanze della chochmà e della binà (sapienza e comprensione), alla conoscenza e al riconoscimento di “Colui che parlò ed il mondo fu”, con una comprensione intellettuale,  che è in grado di risvegliare i sentimenti del cuore, con emozioni derivanti da questa comprensione intellettuale, mostrando la strada attraverso la quale ogni individuo, ciascuno secondo le proprie capacità, può avvicinarsi al sacro, in modo da servire D-O con la mente e con il cuore.

HaYomYom: Sabato, 16 Kislèv 5780

Lunedì                                                        16 Kislèv                                              5704 Un principio fondamentale della filosofia Chabad è che la mente, che per sua natura innata governa sul cuore, debba sottomettere il cuore al servizio Divino, utilizzando lo strumento dell’intelletto (il potere creativo della mente), la comprensione ed una profonda contemplazione della grandezza del Creatore dell’universo.

Vayshlàch e Yud Tet Kislev

Il nome della parashà è “Vayshlàch” (“E mandò”). Si tratta di mandare qualcun altro, al posto della persona stessa, in veste di emissario. Questi può raggiungere luoghi molto lontani e sperduti. Ovunque vada, però, “L’emissario della persona è come la persona stessa”. Quando l’emissario giunge al luogo della sua missione, infatti, è come se chi lo avesse mandato, fosse lì egli stesso. La diffusione delle fonti all’esterno, si esprime in Vayshlàch. Le fonti non rimangono al loro posto, ma vengono inviate, diffuse in ogni luogo, ‘all’esterno’. *  *  * Il tema di “Vayshlàch”, è esistito in tutte le generazioni. D-O manda l’anima dentro il corpo, affinché agisca nel corpo e faccia in modo che l’

HaYomYom: Venerdì, 15 Kislèv 5780

Domenica                                                  15 Kislèv                                               5704 (Compare qui una correzione a Torà Or parashàt Vayèshev, rilevante solo in Ebraico. Il traduttore.) L’Admòr HaZakèn disse a suo figlio, l’AdmòrHaEmzaì: “Il nonno (il Baal Shem Tov, che l’Admòr HaZakèn chiamava ‘nonno’) disse che bisogna avere mesiràt nefesh (una dedizione completa, fino all’auto-sacrificio) per l’ahavàt Israel (l’amore per l’altro Ebreo), persino quando si tratta di un Ebreo che non si è mai visto.

Angeli reali

Come si può fare una separazione? Questo insegnamento richiede una spiegazione: il fatto di per se stesso che Yacov mandò a Essàv degli angeli del cielo, e non degli esseri umani, prova che la sua intenzione fu quella di far sì che gli angeli rivelassero la santità, che si trovava in forma nascosta in Essàv, e lo purificassero. Per un simile compito erano necessari degli angeli, esseri che possiedono una grandissima forza Divina, ed è chiaro che, per riuscire nella loro impresa, essi si dovessero presentare ad Essàv con quel loro tipo di forza. Come avrebbero potuto riuscire quindi nella loro missione di purificare Essàv, se avevano lasciato le loro forze spirituali presso Yacov? E comunque

HaYomYom: Giovedì 14 Kislèv 5780

Sabato                                                    14 Kislèv                                          5704 La Benedizione del Pasto (pag. 88-94) va detta su una coppa di vino, anche in mancanza di dieci (persone che abbiano mangiato insieme). La coppa va tenuta nel palmo della mano, con le dita protese verso l’alto. Si tiene la coppa in mano da Rabotai mir velen benchen fino alla fine della terza benedizione, quando viene posata sul tavolo. In uno dei suoi discorsi, mio padre spiegò un soggetto, il cui punto centrale è questo: Vi sono lo zadìk, il yashàr, il tamim ed il chassìd. Lo zadìk (il giusto) è chiamato così, in relazione al suo adempimento dei precetti positivi, con i quali e

Il 19 di Kislèv ed il compito di ogni Ebreo

La diffusione delle “sorgenti”. Il 19 di Kislèv, giorno in cui l’Admòr HaZakèn, primo Rebbe e fondatore della Chassidùt Chabad, fu rilasciato dalla prigionia subita in conseguenza del tentativo degli oppositori della Chassidùt di bloccare la sua attività, è chiamato ‘Capodanno della Chassidùt’ e ‘Festa della Gheulà’. Questo giorno cade sempre in prossimità della parashà VaYshlàch (‘Ed inviò’), ed essendo noto che nulla al mondo avviene per caso, bensì tutto è diretto dalla Divina Provvidenza, anche questa concomitanza non è casuale ed in questa parashà si può trovare un’allusione al tema del 19 di Kislèv. Il significato essenziale di questo giorno è che esso rappresenta l’inizio vero e prop

HaYomYom: Mercoledì, 13 Kislèv 5780

Venerdì                                                  13 Kislèv                                                  5704 Mio padre disse: “La Chassidùt cambia la realtà e rivela l’essenza. L’essenza dell’Ebreo non può venire calcolata e valutata, poiché essa è una parte dell’Essenza (di D-O), e chiunque afferra una parte dell’Essenza, è come se l’afferrasse tutta. Così come l’Essenza è illimitata, anche la parte è illimitata. Ciò è simile al zizìt che è “all’angolo” (del vestito), e cioè “dello stesso materiale dell’angolo” del vestito. (L’esistenza dell’anima come un’entità distinta dall’Essenza di D-O) risulta così solo poiché D-O ha creato l’anima, per essere una cosa creata; e la Chassid

La luna ed il popolo Ebraico

Fuori dalla norma Il mese Ebraico si basa sul ciclo lunare. Quando la luna, nella prima metà del mese, si allontana, nel suo percorso, dal sole, essa diviene sempre più luminosa e noi la vediamo ingrandirsi, fino alla metà del mese, quando essa splende nella sua interezza. Nella seconda metà del mese, al contrario, la luna si riavvicina gradualmente al sole, e noi la vediamo sempre meno. La sua luce diminuisce. Le feste, nel calendario Ebraico, si trovano per la maggior parte nella  metà del mese (quando la luna splende nella sua interezza), come Pèsach e Succòt, oppure all’inizio del mese (quando la luna cresce e si ingrandisce), come la festa di Shavuòt, che cade all’inizio del mese di Si

Si può cambiare Essàv?

“Ma Essàv gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo e lo baciò e piansero”. Così la Torà descrive l’incontro di Yacov ed Essàv (Esaù), un incontro temuto da Yacov, dato l’odio manifesto di Essàv. Su questo verso, Rashi riporta un commento, che cita, a sua volta, quello di Rabbi Shimon ben Yochài: “È halachà (ha cioè valore di legge, di fatto incontestabile ed immutabile) ciò che è noto, che Essàv era nemico di Yacov; in quel momento, però, la pietà ebbe il sopravvento su di lui, ed egli lo baciò con tutto il cuore”. Questo commento comprende due opposti, difficili da comprendere: da un lato: “è halachà, (un dato di fatto incontrovertibile), ciò che è noto, che Essàv era nemico

HaYomYom: Martedì, 12 Kislèv 5780

Giovedì                                                 12 Kislèv                                                    5704 Baruch shepetarani (pag. 70) viene detto senza menzionare il nome di D-O o il Regno. Viene detto di lunedì, giovedì o nei Capo Mese, e non solo di Sabato. Ci è stato tramandato, a nome del Baal Shem Tov, che: quando sentiamo qualcosa di negativo, che viene attribuito ad un altro Ebreo, anche se non conosciamo l’individuo al quale ci si riferisce, dobbiamo sentirci profondamente addolorati, poiché uno dei due è certamente in una situazione non buona. Se quello che viene riferito sull’individuo è vero, è quest’ultimo a trovarsi in difetto; se, invece, non è vero, è colui ch

Doni, preghiera e battaglia

Il lavoro interiore di Yacov Questo fu il caso di Yacov: egli si preparò a “doni, preghiera e battaglia”, “correggendo” qualcosa dentro se stesso. I nostri Saggi notano come il fatto di dover placare suo fratello con dei doni, irritasse Yacov. Per offrire doni così come si dovrebbe, e cioè con volto sorridente e con gioia, Yacov dovette correggere qualcosa dentro di sé, operare un cambiamento nella propria attitudine interiore. Inoltre, Yacov temeva che i suoi meriti fossero diminuiti in seguito a tutta la benevolenza che D-O gli aveva dimostrato. Per questo, egli non si sentiva più sicuro che la promessa che D-O gli aveva fatto – “Ti farò tanto bene” – sarebbe valsa ancora a salvarlo dall’

HaYomYom: Lunedì, 11 Kislèv 5780

Mercoledì                                            11 Kislèv                                                     5704 A questo punto compaiono nel testo Ebraico correzioni al Siddùr-Con-Chassidùt, che sono significative solamente in Ebraico. (Il traduttore)

“Una dimora nei mondi inferiori”

Due opposti entrambi necessari Per fare una dimora per D-O “nei mondi inferiori”, tuttavia, sono necessari due aspetti, all’apparenza opposti. Innanzitutto, l’individuo deve annullarsi completamente, nella consapevolezza che egli è solo un emissario di D-O, e in quanto tale egli non deve agire, per carità, in alcun modo che sia contrario alla volontà di D-O, così come essa si trova espressa nella Torà. Anche quando pensa che, agendo non in conformità del volere Divino, egli potrebbe avere una maggiore influenza sul proprio ambiente, se ne deve astenere. Se infatti un emissario agisce in opposizione ai dettami di chi lo ha nominato, egli cessa di essere il suo emissario. D’altro canto, perch

HaYomYom: Domenica, 10 Kislèv 5780

Martedì                                               10 Kislèv                                                     5704 In questo giorno, nel 5587 (1826), l’Admòr HaEmzaì venne liberato dalla sua prigionia nella città di Vitebsk. Durante la precedente Mezza Festa di Succòt, si venne a sapere che l’Admòr HaEmzaì era stato diffamato. La domenica della parashà di Noach, il 28 del mese di Tishrei, egli lasciò Lubavich, accompagnato dagli ufficiali. A mezzogiorno arrivò a Dobromisl, dove pronunciò il maamàr ‘Maim rabìm, ecc.’ Il lunedì, partì da lì, diretto a Lyozna, dove pronunciò il maamàr ‘Reshafeha risapei, ecc.’ Martedì partì per Vitebsk, dove rimase prigioniero fino alla domenica di Vayshl

HaYomYom: Sabato, 9 Kislèv 5780

Lunedì                                                 9 Kislèv                                                       5704 Questo è il giorno della nascita dell’Admòr HaEmzaì, nell’anno 5534 (1773), ed è anche il giorno della sua scomparsa, avvenuta nel 5588 (1827). Egli è sepolto a Niezhin. Il 9 Kislèv 5554 (1793) l’Admòr HaZakèn pronunciò un maamàr, che fa oggi parte del capitolo 53 del Sefer Shel Benonim (Tanya), che parla del Primo Tempio. Il giorno seguente, egli pronunciò ancora parole di Chassidùt: la conclusione di quel capitolo. I maamarìm pronunciati fra il Capodanno del 5550 (1789) ed il 10 di Kislèv 5554 (1793), che comprendevano una raccolta di consigli dei primi anni, costitui

HaYomYom: Venerdì, 8 Kislèv 5780

Domenica                                             8 Kislèv                                                       5704 L’uomo deve meditare su quanto è grande la bontà del Creatore: un essere così piccolo ed insignificante, come l’uomo, può portare un così grande piacere al “più Grande di tutti i grandi”, del Quale è scritto, “la Sua grandezza è impenetrabile”. L’uomo si sentirà, allora, sempre in uno stato d’animo elevato, e svolgerà il suo servizio con cuore e spirito pieni di desiderio.

HaYomYom: Giovedì, 7 Kislèv 5780

Sabato                                                         7 Kislèv                                               5704 Haftarà: Ve’amee – talmei  sadai. Dopo di che: Vayvràch Yacov – ub’isha shamar. Uvenavi he’ela – uvenavi nishmàr. Vi sono tre scuole di pensiero. 1. La disciplina dell’annullamento della materialità: essa indica la natura repellente ed abominevole di tutto ciò che è fisico e materiale. È questa la scuola della Morale. 2. La scuola, che riconosce la superiorità della forma e della spiritualità degli attributi emozionali ed intellettuali, ed insegna i modi per avvicinarsi ad essi. È questa la scuola della ‘Ricerca’, della filosofia. 3. La scuola della predominanza della fo

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