HaYomYom: Giovedì, 2 Marcheshvàn 5780

Domenica                                                 2 Cheshvàn                                           5704 Da un discorso di mio padre, alla conclusione dello Shabàt Lech Lechà del 5651 (1890): Nei primi anni della sua guida, l’Admòr HaZakèn dichiarò pubblicamente, “Bisogna vivere con il tempo”. Da suo fratello, R. Yehuda Leib, gli anziani chassidìm scoprirono che il Rebbe intendeva, che bisogna vivere con la parashà della settimana, ed in particolare, con quella del giorno. Non si deve solo studiare la parashà della settimana tutti i giorni, ma vivere con essa.

HaYomYom: Mercoledì, 1 Marcheshvàn 5780

Sabato                                     1 Cheshvàn, Shabàt Capo Mese                           5704 A Minchà e lunedì e martedì della prossima settimana (Lech Lechà), la terza alyà (“Israel“) inizia con Vayerà HaShem el Avram ecc. Il Rebbe, mio padre, disse una volta a qualcuno durante una yechidùt: Da quando D-O disse a nostro padre Avraham, “Va’ via dal tuo paese, ecc.” ed è scritto “Avram continuò il suo viaggio dirigendosi sempre verso mezzogiorno,” abbiamo l’inizio del mistero dei birurìm (il liberare e sceverare le scintille di Divinità racchiuse nelle ‘scorze’ dell’impurità, per reintegrarle nel Regno della Santità.) Per decreto della Divina Provvidenza, l’uomo arriva, ‘viaggiando’

Vedere il bene

La realtà è uno specchio Dalla parashà Noach noi impariamo a fare attenzione al nostro modo di parlare ed anche al nostro modo di guardare. La parashà racconta di come i figli di Noach, Shem e Yèfet, abbiano preso tutte le precauzioni possibili, per non guardare la nudità del loro padre, che si era ubriacato: “camminarono all’indietro… con il volto girato, e non videro la nudità del loro padre” (Bereshìt 9: 23). Essi furono attenti e si girarono per non vedere cose negative. Il Baal Shem Tov dice che, quando noi vediamo qualcosa di male nel nostro prossimo, ciò dimostra che quello stesso male riguarda in qualche modo anche noi stessi. Vedere il male negli altri è simile a guardarsi nello sp

HaYomYom: Martedì, 30 Tishrei 5780

Venerdì                                30 Tishrei, 1° giorno di Capo Mese                        5704 Nell’Hallèl – si ripete Hodu l’HaShem (pag. 243) dopo ognuno dei successivi tre versi: Yomàr na, ecc., anche quando si prega da soli. I versi VeAvraham zakèn, ecc. e Zevadya yshmerèini ecc. vanno detti tre volte.

Affrettare la Gheulà

Perchè Nòach mandò fuori il corvo? Si narra nella parashà Nòach che “Nòach aprì la finestra dell’arca che aveva fatto… mandò fuori il corvo, ecc.” Questo comportamento di Nòach, di inviare il corvo, per vedere se si fossero già asciugate le acque sulla terra, richiede un chiarimento: dato che il suo ingresso nell’arca aveva fatto seguito ad un preciso comando di D-O, anche per uscire dall’arca, Nòach avrebbe dovuto aspettare il comando Divino. E proprio così, di fatto, avvenne, come è scritto: ‘Il Signore parlò a Nòach dicendo: “Esci dall’arca”, e solo allora “Uscì Nòach…dall’arca”. Stando così le cose, che senso aveva mandare prima il corvo, e poi la colomba, per vedere se le acque si fosse

La scienza moderna al servizio di D-O

Due tipi di sapienza Il compito della Chassidùt Chabad Il compito del Baal Shem Tov e, dopo di lui, dell’Admòr HaZakèn e della Chassidùt Chabad, fu quello di ‘tradurre’ l’esoterico in una forma accessibile alla comprensione della persona media, persino a quella con scarse conoscenze di Ebraismo, o addirittura a quella priva di un qualsiasi retroterra! La pubblicazione delle opere dell’Admòr HaZakèn indicò che una grande opposizione, ad entrambi i livelli, sia fisico che spirituale, era stata rimossa. Le sorgenti, le ‘cateratte’ della conoscenza celeste, si erano aperte e la sapienza spirituale, l’insegnamento interiore ed i segreti della Torà, avevano cominciato a scorrere e a diffondersi.

HaYomYom: Lunedì, 29 Tishrei 5780

Giovedì                                                     29 Tishrei                                              5704 Noi recitiamo la benedizione, quando vediamo l’arcobaleno (Pag. 87); noi non seguiamo quelle autorità che sono esitanti su questa materia. Un abitante di Mezibuz ebbe una controversia con un altro. Una volta, mentre era nella sinagoga del Baal Shem Tov, egli gridò che avrebbe tagliato l’altro compagno, facendolo a pezzi, come un pesce. Il Baal Shem Tov disse ai suoi allievi di prendersi l’un l’altro per mano, e di stargli vicino, tenendo gli occhi chiusi. Quindi, egli pose le sue sante mani sulle spalle dei due discepoli vicini a lui. Improvvisamente, gli allievi comincia

HaYomYom: Domenica, 28 Tishrei 5780

Mercoledì                                                 28 Tishrei                                              5704 “Se seguirete i miei statuti…. Io vi darò le vostre piogge alla loro stagione…” Lo studio della Torà e l’osservanza delle mizvòt sono l’anello matrimoniale col quale D-O santificò Israele, impegnandoSi  a nutrirli ed a provvedere al loro sostentamento.

Le acque di Noè

La Chassidùt spiega, che lo Spirito di D-O, che aleggiava sulle acque, era lo spirito di Moshiach. Quando poi le acque del diluvio copersero tutta la terra, vedendole, HaShem ne ebbe piacere, perché ricordò quel primo giorno, Moshiach che verrà. Quale è il legame fa le acque del diluvio e Moshiach? Cosa fu il diluvio? Le acque che scesero sulla terra per quaranta giorni, ricordano, con questo numero, la quantità di acqua piovana, che un ricettacolo deve contenere, per poter essere utilizzato a scopo di purificazione (mikvè). Non, quindi, acque di distruzione, ma acque di purificazione. Prima del diluvio non esisteva l’arcobaleno. Il mondo, infatti, era così grossolano, che i raggi del sole n

HaYomYom: Sabato, 27 Tishrei 5780

Martedì                                                   27 Tishrei                                               5704 La Torà e le mizvòt circondano la vita dell’uomo, dal giorno in cui egli emerge dal grembo di sua madre fino alla sua fine. Esse lo pongono in una condizione di luce, con un’intelligenza sana e l’acquisizione di elevate virtù morali e di una condotta retta, non solo in relazione a D-O, ma anche in relazione al suo prossimo. Poiché chiunque sia guidato dalla Torà e dagli insegnamenti dei nostri Saggi, vive una vita felice, sia materialmente, sia spiritualmente.

HaYomYom: Venerdì, 26 Tishrei 5780

Lunedì                                                    26 Tishrei                                                5704 L’interpretazione del verso: “La Tua parola è eterna nei cieli, HaShem” (Salmi 119:89) è citata dall’Admòr HaZakèn (Tanya, parte seconda, cap I e parte IV, cap. 25) in nome del Baal Shem Tov, nonostante questa interpretazione la si trovi anche nel Midràsh Tehillìm, come è scritto in Likutèi Torà, nel maamàr: Ki bayòm hazè yechapèr. L’Admòr HaZakèn, però, ebbe una buona ragione per fare ciò. ‘Fu nel secondo giorno della Creazione, che D-O disse: “Sia una distesa” (Genesi 1:6), ed è questa (la parola) che “è eterna nei cieli”‘. L’aver associato questa interpretazione al Baal

L’Ebreo deve ‘conquistare territori’

“All’inizio il Signore creò il cielo e la terra” (Bereshìt 1,1) La Torà, che ha lo scopo principale di istruire il popolo d’Israele sui precetti che esso è tenuto a compiere, si apre invece con la storia della creazione del mondo, e non con l’illustrazione del primo precetto che il popolo ricevette, e cioè quello della santificazione del mese. Rashi commenta questo fatto, riportando la spiegazione di rav Izchak: “Per quale ragione comincia con il racconto della Creazione? Perché sta scritto: “Ha mostrato al Suo popolo la potenza delle Sue opere, al fine di poter dare loro l’eredità delle nazioni! Infatti, se i popoli del mondo dicessero ad Israele: “Voi siete dei predoni, perché avete preso

La Creazione del mondo.

Bereshìt (b) I nostri Rebbe, guide di Chabad, hanno detto: Shabàt Bereshìt esercita un’influenza sull’intero anno. Come l’Ebreo si pone a Shabàt Bereshìt, così egli si comporta durante tutto l’anno. Perché proprio Shabàt Bereshìt è il giorno che influenza tutto l’anno? – Poiché la base del servizio dell’Ebreo durante l’intero anno, è fondata sul ricordarsi di continuo del ‘Bereshìt barà’ (‘All’inizio creò’). ‘All’inizio D-O creò’ – D-O creò tutto il mondo dal nulla più completo. Non vi era nulla, e D-O creò l’esistenza dal nulla. La ‘creazione’ avviene continuamente, si rinnova ad ogni istante. In ogni momento D-O dà vita ed esistenza ad ogni creatura. Il grande miracolo della creazione av

HaYomYom: Giovedì, 25 Tishrei 5780

Domenica                                              25 Tishrei                                                 5704 Dieci melodie, fra le quali anche solo dei movimenti musicali, sono state attribuite all’Admòr HaZakèn, per averele composte egli stesso. Quelle attribuite all’Admòr HaEmzaì, furono composte al suo tempo e suonate in sua presenza, ma non furono composte da lui. Egli aveva presso di sé un gruppo di giovani dotati musicalmente, noti come “la kapelle del Mitteler Rebbe”, che si divideva in due parti: i vocalisti, che cantavano ed i musicisti, che suonavano diversi strumenti.

HaYomYom: Mercoledì, 24 Tishrei 5780

Sabato                                           24 Tishrei, Issru Chag                                     5704 Benedici il Capomese MarCheshvàn. Recita l’intero libro dei Salmi la mattina presto. Giorno di farbrenghen. Haftarà: Ko amàr – veyadìr. Un farbrenghen pubblico (o anche itvaadùt, un particolare incontro chassìdico) in generale, ed all’uscita dello Shabàt in particolare, è uno dei fondamenti nelle vie della Chassidùt. Esso costituisce un’apertura ed un accesso alla mizvà fondamentale dell’ahavàt Israel (amore per l’altro Ebreo). Nella maggior parte dei farbrenghen, l’oratore principale richiede ai partecipanti di migliorare la loro condotta, di stabilire dei tempi fissi per lo stu

Shabàt Bereshìt

E’ un passaggio difficile questo, ma proprio con l’ultimo Shabàt del mese di Tishrei, ci viene dato l’aiuto necessario. Shabàt Bereshìt, infatti, che è ancora collegato alle feste (la parashà di Bereshìt, infatti, viene letta a Simchà Torà) e ne contiene tutta la kedushà (santità), è anche il momento in cui si benedice il nuovo mese di MarCheshvàn, che segna il ritorno al quotidiano. E’ qui che il passaggio può avvenire, se solo noi siamo in grado di collegarci a questa parashà, alle parole del verso che la aprono: ” Al principio D-O creò il cielo e la terra…”. Il significato interiore di queste parole è che HaShem non ha creato il mondo, e poi lo ha lasciato, ma ad ogni istante rinnova la c

HaYomYom: Martedì, 23 Tishrei 5780

Venerdì                                      23 Tishrei, Simchàt Torà                                   5704 Noi non leggiamo la Torà la sera. La benedizione dei Sacerdoti va fatta nella preghiera di Shacharìt. Noi non abbiamo l’uso di stendere un tallìt sulle teste del chatàn Torà e del chatàn Bereshìt. Anche colui che viene chiamato alla Torà dice chazàk chazàk venitchazèk. A Simchàt Torà del 5540 (1779), l’Admòr HaZakèn disse: È un ‘albero della vita’ per coloro che vi si tengono attaccati – si riferisce a persone d’intelletto, che studiano la Torà…  e sono beati quelli che vi si appoggiano – sono le persone il cui servizio è la preghiera, che si occupano della Torà. ‘Essi sono beati’ (m

Più la cosa è importante, più grandi sono gli ostacoli

Il compito dell’istinto del male È noto che, in tutto ciò che riguarda il peccato dell’Albero della Conoscenza, sono celati molti segreti della Torà. Ciò non toglie che sia nostro compito comunque e sempre trovare spiegazioni al livello semplice della Scrittura. Allo stesso modo, noi dobbiamo arrivare a trarre anche un insegnamento pratico da questa parashà, essendo per l’appunto la Torà, nel significato stesso del suo termine, sempre e comunque un ‘insegnamento’. Lo scopo della creazione dell’istinto del male nel mondo è quello di costringere l’uomo a combattere per ogni cosa e conquistarla con le proprie forze e per sua libera scelta. Il compito dell’istinto del male è quello di attivare

HaYomYom: Lunedì, 22 Tishrei 5780

Giovedì                                     22 Tishrei, Shminì Azeret                                   5704 Si fa il kiddùsh e si mangia e si beve nella succà (fuori da Israele), sia di sera, sia nel giorno (seguente). Le hakafòt vanno fatte Sheminì Azeret sera. Haftarà: Vayehì kechalot fino a uleisrael amò. Noi non diciamo il Yehì razòn (una particolare preghiera), quando lasciamo la succà. Sheminì Azeret e Rosh HaShanà si assomigliano in molte delle kavanòt (devozioni mistiche) ed elevati yichudìm (“unificazioni”), solo che, a Rosh Hashanà, essi sono nel senso di un’elevazione, mentre a Sheminì Azeret, nel senso di un’attrazione dall’Alto verso il basso. A Rosh HaShanà, il servizio dell’u

La forza della teshuvà

“Si accresca la tua forza, per averle rotte!” Secondo quanto scrive il Rambam, il brano della Torà che viene letto nei giorni di festa è collegato al tema della festa stessa. Il Rambam enumera i brani che vengono letti ad ogni festa, e conclude dicendo che (nel secondo giorno) di Sheminì Azèret si legge nella Torà la parashà  ‘Vezòt Haberachà’. Qual è il collegamento fra la parashà ‘Vezòt Haberachà’ e la festa in cui essa viene letta? Alla fine della parashà, vengono enumerate le lodi di Moshè, e fra esse “le cose grandi e potenti che Moshè aveva operato agli occhi di tutto Israele”, che Rashi interpreta in riferimento alla rottura delle Tavole, operata da Moshè dopo il peccato del ‘vitello

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