Muovere guerra contro il nostro Amalèk spirituale, e fare ciò con la forza di Moshè, produce un effetto che influenza ogni luogo, anche quello più lontano dalla santità, e ciò sarà a sua volta una fase nella preparazione per ricevere la parte più nascosta ed interiore della Torà, che sarà rivelata dal nostro Giusto Moshiach, presto, ai nostri giorni.

Parò e Amalèk Quando il Popolo Ebraico uscì dall’Egitto per andare a ricevere la Torà sul Monte Sinai, esso dovette affrontare due guerre: una contro Parò (il faraone) ed un’altra contro Amalèk. Nella parashà Beshallàch, D-O istruisce Israele su come dovrà affrontare entrambe queste battaglie. Riguardo alla guerra contro il faraone, noi troviamo il comando che dice: “L’Eterno combatterà per voi, e voi rimanete in silenzio” (Esodo 14:14). Rispetto invece alla guerra contro Amalèk, è detto: “Esci a combattere contro Amalèk” (Esodo 17:9), che esprime la necessità di intraprendere in questo caso una battaglia fisica vera e propria. Analizziamo la differenza che intercorre fra queste due guerre. Parò si trovava alle spalle del popolo Ebraico. Egli non si interponeva fra Israele ed il Monte Sinai, ma fra Israele e “il pesce che in Egitto mangiavamo liberi” (Numeri 11:5) e “vi nutrirete con la parte migliore del paese” (Genesi 45:18). Parò aveva dichiarato al popolo Ebraico che avrebbe negato loro i beni dell’Egitto, a meno che non fossero diventati schiavi, ma non si mise fra Israele e il Monte Sinai. In questo caso, quindi, il programma Divino fu: “L’Eterno combatterà per voi, e voi rimanete in silenzio”. Amalèk, invece, si pose fra Israele ed il Monte Sinai. In questo caso non fu in questione un paese buono e spazioso, ma un deserto, come dicono i nostri Saggi nel Midràsh Tanchùma, che la Torà fu data espressamente in un deserto. La posizione di Amalèk fu quindi quella di non lasciar passare Israele, per andare a ricevere la Torà.


Quando bisogna agire Ora, è vero che l’uso della violenza non è una caratteristica di Yacov (e quindi dei suoi discendenti, del popolo Ebraico), ma piuttosto una parte essenziale del carattere di suo fratello Essàv, del quale è detto “Vivrai grazie alla tua spada” (Bereshìt 27:40) e che fu destinato ad essere, lui e tutta la sua discendenza, nemico di Israele. Ma di fronte a qualcuno che cerca di porsi ad ostacolo, allo scopo di impedirci di ricevere la Torà, ogni calcolo va messo da parte e si deve procedere per ogni via possibile, utilizzando ogni mezzo possibile, pur di arrivare a ricevere la Torà e a unirsi ad essa. Questo fu il motivo per cui con Amalèk si dovette affrontare una vera e propria battaglia sul campo. Non si trattò allora di un caso in cui dimostrare “la mia forza e la capacità delle mie mani” (Deuteronomio 8:17), ma di una guerra per D-O, poiché “il Nome (di D-O) non sarà completo né il Suo trono sarà completo fino a che il nome di Amalèk non verrà completamente cancellato” (Rashi, Esodo 17:16).


La forza della Torà Essendo stata intrapresa al fine di permettere al popolo d’Israele di ricevere la Torà, la guerra contro Amalèk, e tutti i particolari che la riguardano, sono correlati a Moshè, colui che era destinato a ricevere la Torà sul Sinai. La guerra fu iniziata da Moshè, che disse: “Scegli per noi degli uomini ed esci a combattere contro Amalèk” (Esodo 17:9); essa fu condotta dagli uomini di Moshè, come spiega la Chassidùt che l’espressione ‘scegli per noi degli uomini’ significa ‘uomini di Moshè’; e la vittoria fu per opera di Yoshùa, che era servo di Moshè. La vittoria di Israele su Amalèk fu un’impresa soprannaturale. Il Talmùd Yerushalmi dice che Amalèk era esperto in arti magiche e che egli scelse come suoi soldati, uomini capaci di sopravvivere ad ogni condizione naturale. Amalèk avrebbe dovuto quindi risultare vittorioso, ed invece fu sconfitto. Questo poiché ognuno di coloro che uscirono a combattere contro Amalèk, era conscio del fatto che, invece di agire con la propria forza e con la capacità delle sue mani, egli era un emissario di Moshè ed agiva con la sua forza, e cioè con la forza della Torà. Quando si affronta una battaglia in questo modo, si vince per via soprannaturale.


La nostra guerra personale contro Amalèk La Torà ci comanda di ricordare ogni singolo giorno cosa ci fece Amalèk. Ciò significa che quanto detto in precedenza deve esserci di guida anche nella nostra battaglia quotidiana contro il nostro Amalèk spirituale. Di Amalèk è detto, come spiegazione al verso “Ricorda…., come ti ha colto di sorpresa per la strada” (Deuteronomio 25:17-18), che ‘karchà’, ‘ti ha colto di sorpresa’ può anche essere letto nel senso di: ‘ti ha raffreddato’. La funzione di Amalèk sarebbe stata quella di ‘raffreddare’ Israele nel loro fervore ed entusiasmo di ricevere la Torà. Dopo l’esodo dall’Egitto, seguito dal miracolo del passaggio del Mar Rosso, Israele era animato da un fiero entusiasmo, evidente anche agli occhi delle altre nazioni, e per questo, proprio allora, venne Amalèk a raffreddare quel fervore di Israele per la Torà. Perciò, ogni volta che noi ci troviamo di fronte a qualcosa che potrebbe raffreddare il nostro legame con la Torà, dobbiamo servirci di quelle stesse istruzioni che abbiamo ricevuto: 1) dobbiamo utilizzare ogni mezzo possibile per combattere ciò; 2) dobbiamo ricordarci che noi non agiamo con la nostra forza e potenza, ma con la forza di Moshè, la forza della Torà. A proposito del verso: “E Itrò, sacerdote di Midiàn, suocero di Moshè, venne a conoscenza di tutto ciò che D-O aveva fatto per Moshè e per il Suo popolo”, Rashi spiega che il principale motivo che spinse Itrò a raggiungere Moshè, fu proprio la notizia della guerra contro Amalèk. Questa notizia, infatti, giunse fino a Midiàn, e la reazione ad essa espressa da Itrò e citata da Rashi: “Ora io so che HaShem è più grande di qualunque divinità” è interpretata dallo Zohar come uno stadio nella preparazione al Matàn Torà. E lo stesso vale anche oggi. Muovere guerra contro il nostro Amalèk spirituale, e fare ciò con la forza di Moshè, produce un effetto che influenza ogni luogo, anche quello più lontano dalla santità, come lo era Midiàn, e ciò sarà a sua volta una fase nella preparazione per ricevere la parte più nascosta ed interiore della Torà, che sarà rivelata dal nostro Giusto Moshiach, presto, ai nostri giorni.

(10 Shvàt 5716)

#Amalèk #Beshallàch #Parò

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Mercoledì                                                    14 Shvàt                                                5703


Non viene recitato Tachanun, nella preghiera di Minchà.

I nostri Santi padri, i nostri Rebbeìm, oltre al servizio di risvegliare misericordia su quelli che erano legati a loro, usavano anche richiamarli alla loro mente, meditando sul loro amore e sul loro attaccamento, in modo da restituire loro questo amore e questo attaccamento. In questo modo, essi risvegliavano la loro forza interiore. Noi vediamo che, se si fissa qualcuno intensamente, questi si girerà e restituirà lo sguardo, poiché uno sguardo penetrante risveglia l’essenza dell’anima. Allo stesso modo funziona anche con il pensiero.

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Martedì                                                      13 Shvàt                                                5703


L’anniversario della morte ricorre nel giorno stesso della morte, anche il primo anno, ed anche se il giorno della sepoltura ha seguito di molto quello della morte.

Quando mio nonno (R. Shmuel) aveva sette anni, suo padre (il Zemmach Zedek), una volta, gli rispose: la benevolenza ed il vantaggio operati da D-O nel creare l’uomo eretto, in modo da camminare erettamente, sono quelli che, pur camminando sulla terra, egli vede i Cieli; non così per le bestie, che vanno a quattro zampe; esse vedono solo la terra.

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